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GLI ACQUEDOTTI ROMANI DI SERINO |
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Questi alcuni titoli dei giornali che descrivevano l’inaugurazione dell’acquedotto napoletano: il ritorno a Napoli delle acque di Serino nel secolo scorso, così come già era avvenuto in età augustea alla fine del primo secolo avanti Cristo. Le
sorgenti di Serino, da sempre rinomate per la qualità e la gradevolezza
dell’acqua fornita, sono situate nel cuore dell’Appennino Campano,
sgorgando dal massiccio carbonatico del Terminio - Tuoro, nel territorio
della provincia di Avellino. Gruppi
sorgentizi, distanti tra loro appena tre chilometri, furono prescelti
per servire all’approvvigionamento della città di Napoli: quello
superiore, che prende il nome di Acquaro e Pelosi, e sgorgava a circa
370 metri sul mare, e quello inferiore d’Urciuoli alla quota di circa
320 metri. Lo studio idrogeologico effettuato prima di progettare le opere di allacciamento, dimostrò che le abbondantissime acque scorrono su uno strato impermeabile posizionato ad una profondità media di 12 metri sotto il livello del suolo; la vena acquifera, variabile da tre a quattro metri, è sempre costituita da sabbia, ghiaia e trovanti calcarei di diversa grandezza. Questo strato permeabilissimo, attraverso il quale filtrano le acque che, scendendo dalle lontane regioni montuose, si raccolgono qui per zampillare a fior di terra, è costantemente coperto da una crosta di tufo nero abbastanza resistente e di spessore variabile, sopra il quale si adagiano infine la terra vegetale, la ghiaia, il limo e gli altri prodotti delle successive alluvioni.
Queste
possenti e meravigliose polle sorgentizie, situate baricentricamente
rispetto agli insediamenti campani, sono state captate nel tempo per
l’alimentazione di ben tre acquedotti (tavola I). Il primo di questi,
in età romana, ovvero l’acquedotto augusteo, utilizzava il gruppo
sorgentizio più alto detto dell’Acquaro-Pelosi, per il trasferimento
delle acque verso le cittadine della piana campana, sino a Pozzuoli,
Bacoli e Cuma. Il secondo, anch’esso in età romana, trasferiva le
acque del gruppo sorgentizio più basso, quello denominato Urciuoli, a
Beneventum, ed infine nel tardo ottocento, l’acquedotto di Serino
conduceva a Napoli le acque di entrambe le sorgenti per soddisfare le
sempre crescenti necessità idropotabili della città partenopea.
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