GLI ACQUEDOTTI ROMANI DI SERINO


un gran giorno per Napoli
data da segnalarsi a lettere d’oro questa del 10 maggio 1885
l’inaugurazione dell’acquedotto

Questi alcuni titoli dei giornali che descrivevano l’inaugurazione dell’acquedotto napoletano: il ritorno a Napoli delle acque di Serino nel secolo scorso, così come già era avvenuto in età augustea alla fine del primo secolo avanti Cristo.

Le sorgenti di Serino, da sempre rinomate per la qualità e la gradevolezza dell’acqua fornita, sono situate nel cuore dell’Appennino Campano, sgorgando dal massiccio carbonatico del Terminio - Tuoro, nel territorio della provincia di Avellino.

Gruppi sorgentizi, distanti tra loro appena tre chilometri, furono prescelti per servire all’approvvigionamento della città di Napoli: quello superiore, che prende il nome di Acquaro e Pelosi, e sgorgava a circa 370 metri sul mare, e quello inferiore d’Urciuoli alla quota di circa 320 metri.

Lo studio idrogeologico effettuato prima di progettare le opere di allacciamento, dimostrò che le abbondantissime acque scorrono su uno strato impermeabile posizionato ad una profondità media di 12 metri sotto il livello del suolo; la vena acquifera, variabile da tre a quattro metri, è sempre costituita da sabbia, ghiaia e trovanti calcarei di diversa grandezza. Questo strato permeabilissimo, attraverso il quale filtrano le acque che, scendendo dalle lontane regioni montuose, si raccolgono qui per zampillare a fior di terra, è costantemente coperto da una crosta di tufo nero abbastanza resistente e di spessore variabile, sopra il quale si adagiano infine la terra vegetale, la ghiaia, il limo e gli altri prodotti delle successive alluvioni.

Tavola I

Queste possenti e meravigliose polle sorgentizie, situate baricentricamente rispetto agli insediamenti campani, sono state captate nel tempo per l’alimentazione di ben tre acquedotti (tavola I). Il primo di questi, in età romana, ovvero l’acquedotto augusteo, utilizzava il gruppo sorgentizio più alto detto dell’Acquaro-Pelosi, per il trasferimento delle acque verso le cittadine della piana campana, sino a Pozzuoli, Bacoli e Cuma. Il secondo, anch’esso in età romana, trasferiva le acque del gruppo sorgentizio più basso, quello denominato Urciuoli, a Beneventum, ed infine nel tardo ottocento, l’acquedotto di Serino conduceva a Napoli le acque di entrambe le sorgenti per soddisfare le sempre crescenti necessità idropotabili della città partenopea.

 

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